Chi ha paura del copywriter? Intervista a Sonia Milan | Opinity
209
post-template-default,single,single-post,postid-209,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-3.8.1,vertical_menu_enabled,wpb-js-composer js-comp-ver-5.4.5,vc_responsive
Sonia Milan - Comunicazione digitale

Chi ha paura del copywriter?

Intervista a Sonia Milan, residente a Verona e vincitrice con il suo sito, opinity.it, nella categoria miglior copywriting al Premio Web Italia 2011.

Sei tra i vincitori del Premio Web Italia 2011 come miglior copywriting. Puoi spiegare a tutte le mamme che leggono IlVeronese.it che lavoro è il tuo? La mia, di mamma, ancora non l’ha capito, quindi il compito che mi viene dato è assai arduo. In senso più ampio mi piace definirmi “consulente digitale”. Aiuto le aziende e le persone ad essere presenti in modo efficace su internet. Collaboro con le agenzie che si occupano di siti internet, spiegando loro come strutturare il sito e quali contenuti inserire per renderlo efficace. Proprio i contenuti, ad oggi, sono la risorsa fondamentale per il motore di ricerca Google, che valuta i siti esclusivamente dai testi che vi trova all’interno.
Oltre a questo mi occupo della presenza online a tutto tondo: aiuto il cliente nella creazione dei profili sui social network (Facebook, Twitter, Youtube e così via) e, se serve, li aiuto anche nella gestione. Può sembrare una banalità, ma l’uso dei social network in chiave professionale richiede conoscenze e abilità che il normale utente non ha. Tra i miei clienti ci sono personaggi famosi con un parco fan di migliaia di persone, difficili da gestire per chi, nella vita, si occupa di altro. A questo aggiungiamo la gestione e il monitoraggio della reputazione on line: quante volte è capitato che clienti insoddisfatti lasciassero in rete commenti negativi su un prodotto o servizio, generando un passaparola negativo che ha danneggiato seriamente l’immagine dell’azienda (e di conseguenza le vendite)? In questi casi intervengo spiegando al cliente cosa si dice online della sua azienda/prodotto per poi trovare una soluzione che permetta al cliente di recuperare il terreno perduto.

All’interno di tutto questo ventaglio di attività, il Premio Web Italia 2011 è andato a riconoscere le mie capacità di generare contenuti efficaci, la mia abilità di scrittura per il web. Ho presentato il mio sito (in una versione oggi non più online) opinity.it, con il quale ho voluto dimostrare al cliente come si possa “giocare seriamente” con le parole. Il sito era composto da un blog serissimo, che utilizzo per diffondere la cultura della presenza sul web, al quale avevo poi aggiunto una parte istituzionale completamente votata all’ironia. Un approccio che ha fatto dire a molti miei clienti “ooh, finalmente ho capito cosa fai e cosa puoi fare per me” e che, contemporaneamente, ha strappato numerosi sorrisi.

Come sei arrivata a crearti questa dimensione lavorativa? Mi ero resa conto che sempre più frequentemente le web agency non erano in grado di andare incontro alle esigenze dei clienti. Venivano prodotti mirabolanti siti dagli incredibili effetti speciali, spesso anche molto costosi, ma il cliente, poi, non sapeva cosa farsene di tanta splendida tecnologia e non riusciva ad inserire il sito all’interno della propria strategia di comunicazione. Per non parlare, poi, dell’avvento dei social network, la cui gestione veniva affidata nella migliore delle ipotesi ad un addetto marketing senza formazione specifica sul web e, nella peggiore delle ipotesi, al figlio adolescente del direttore vendite.
Serviva una nuova figura, un elemento di raccordo tra il webmaster, il blogger, lo specialista di posizionamento sui motori di ricerca, l’addetto al web marketing; un elemento che avesse una visione d’insieme e che avesse le competenze per… unire i puntini.

Quali sono stati, secondo te, i motivi che hanno convinto la giuria a darti questo riconoscimento? Per la prima volta un professionista del web ha smesso di dare per scontato il proprio ruolo e si è messo sullo stesso piano del cliente. È stata valutata la piacevolezza e competenza dei contenuti assieme alla capacità di parlare al cliente senza sotterrarlo con parole pompose e astruse. Ad oggi, anche il cliente meno avvezzo alla tecnologia è perfettamente in grado di riconoscere un professionista competente da un elemento che si riempie la bocca di concetti fumosi e termini tecnici. Un sito come il mio dimostra che ci si può mettere al servizio del cliente in modo onesto e chiaro; un atteggiamento che ha sicuramente premiato.

Cosa deve e cosa non deve mai fare un copywriter? Non deve mai essere presuntuoso: mai pensare che per essere ottimi copywriter si debba essere ottimi romanzieri. Saper scrivere bene è importante, saper scrivere per il web richiede competenze tecniche che vanno al di là della semplice abilità nella scrittura. Oggi ad un copywriter (per il web) vengono richieste abilità incredibilmente trasversali, che passano anche dalla conoscenza tecnica del web. Una formazione che pochi hanno, ma che ripaga moltissimo il cliente che decide di affidarsi a loro. Infine deve saper scrivere degli argomenti più disparati: mostrare una notevole elasticità nel gestire un cliente che produce barre in acciaio per poi passare al mondo della moda finendo con un’analisi del mercato dello yogurt in Italia.

Commenti

Post correlati

No Comments

Post a Comment